Il Comune di Manciano: descrizione, storia, e personalità di spicco.

Il Comune di Manciano, con un territorio che si estende su 37.204 ha, è il più vasto della provincia di Grosseto, e si trova nella parte più meridionale della Toscana. Data la vastissima estensione non presenta una geologia omogenea, infatti si può individuare una zona costituita dalla pianura alluvionale che va dalla Marsiliana alla costa tirrenica, una parte di arenaria comprendente le colline di Manciano e Montemerano, la zona compresa fra i fiumi Albegna e Stellata, con sedimenti argillosi coperti da depositi di travertino (Saturnia, Pianetti e Pian di Palma), mentre la parte meridionale è ricca di giacimenti di antimonio conosciuti e sfruttati fin dall’antichità.

Anche il paesaggio risulta molto variegato dove la pianura, ampiamente sfruttata a fini agricoli, cede il posto alla collina , dove oliveti e vigneti si intervallano a pascoli e boschi; nella parte più meridionale, nella zona di Montauto, si trova una delle aree più intatte di macchia mediterranea diventata riserva naturale. Manciano gode di una posizione privilegiata sia dal punto di vista dell’ambiente che lo circonda, sia per la sua centralità rispetto a mete di grande attrazione per il visitatore, come il Monte Amiata, l’Argentario, il lago di Burano, il lago di Bolsena, il Parco Naturale della Maremma, Sovana, Pitigliano, Sorano, Vulci e Tarquinia, tutte località raggiungibili, le più lontane, in meno di un’ora di auto.

Manciano

Viene ricordato per la prima volta in un contratto di vendita stipulato da Lamberto Aldobrandeschi nel 973. Successivamente il suo nome appare nel 1188 in un privilegio di papa Clemente III. Gli Aldobrandeschi vi fanno la loro comparsa nei primi anni del XIII sec., finché, con la divisione della famiglia (1274), Manciano passò al ramo di Sovana, e da questo alla potente famiglia romana degli Orsini dal 1293 in poi. Nel corso del XIV secolo fu conteso tra il Comune di Orvieto, i Baschi, signori di Montemerano, e gli Orsini di Pitigliano, a cui tornò definitivamente nel 1335.

Probabilmente in questo periodo presso il castello di Manciano si venne a concentrare la popolazione contadina proveniente dai castelli limitrofi distrutti ad opera dei senesi. Il 31 maggio 1416 viene conquistato, unitamente ai castelli di Capalbio, Tricosto e Rocchette, dai senesi, che, nel 1429, operarono la ricostruzione del Cassero e il rafforzamento della cinta muraria. Gli Orsini tornarono a dominare su Manciano nel 1455.

Un secolo più tardi con l’annessione al Granducato di Toscana, Manciano e altre località vanno a formare la podesteria di Saturnia e di Capalbio. Nel 1783 i Lorena ne fanno il capoluogo di una vasta “comunità” comprendente anche i territori dell’attuale comune di Capalbio.

Il cassero senese: molto probabilmente già in epoca aldobrandesca, sul punto più alto del colle, doveva esistere un edificio fortificato che venne poi completamente ristrutturato dai senesi nel 1424. L’edificio, oggi sede del Comune, ha poi subito ulteriori restauri e ristrutturazioni, dalla sua torre si gode di una vista a 360° di tutta la Maremma.

Scendendo da Via Corsini troviamo la Chiesa di S. Leonardo, nominata per la prima volta negli statuti del Comune del 1522, nel catasto Leopoldino, nel 1824, risulta avere la planimetria simile a quella odierna. Al suo interno si può ammirare un quadro del pittore mancianese Paride Pascucci, raffigurante San Leonardo che adora la Sacra Famiglia (1894), un fonte battesimale (XIV sec.), un’acquasantiera (XVI sec.), un crocefisso processionale (seconda metà del ‘700).

Proseguendo sulla sinistra della chiesa arriviamo in Piazza Garibaldi, un tempo la piazza d’armi del castello, con al centro la fontana monumentale del Rosignoli costruita nel 1913 in occasione della inaugurazione dell’acquedotto.

Nei giardini prospicenti il vecchio edificio scolastico si trova il monumento a Pietro Aldi, pittore mancianese.

La torre dell’orologio faceva parte del più antico palazzo comunale di Manciano, realizzato nel XV sec. per ospitare l’alloggio del vicario, la scuola, il granaio, la salaia.

Da qui si diparte l’asse viario di Via Roma, aperta probabilmente in epoca senese per mettere in comunicazione la Rocca con una porta di accesso al borgo. Lungo Via Roma antichi portali (uno datato 1472) e finestre rinascimentali testimoniano la sua passata importanza. Da Piazza Matteotti, dove sorgeva la Chiesa di S. Lucia, si dipartono Via Saffi e Via XX Settembre, due delle vie principali della Manciano antica. Delle antiche mura, munite di sei torrioni, cinque torri scudate e due porte di accesso, restano un torrione rotondo accanto a Porta Fiorella e una piccola torre lungo Via Trento.

Poco fuori dal nucleo antico si trova la Chiesa della SS. Annunziata, forse di origine cinquecentesca, la cui struttura originaria doveva comprendere un pronao esterno; al suo interno il dipinto l’Annunciazione di Pietro Aldi (1875), e un affresco di scuola senese del XVIII sec. anch’esso raffigurante l’Annunciazione.

Museo di Preistoria e Protostoria. Istituito con l’intento di ricostruire la vita della comunità che hanno preceduto il sorgere della civiltà etrusca, un arco di tempo quindi che va dal Paleolitico all’età del Bronzo Finale. Nelle varie sale, oltre alle vetrine che accolgono i reperti, sono collocati audiovisivi, pannelli esplicativi del contenuto della sala, quadri a libro (notizie sull’attività di ricerca, scavi, convegni e mostre). Inoltre, data l’ubicazione del museo, sono stati creati dei quadri a collimazione visiva che posti di fronte alle finestre indicano, sul profilo del paesaggio, le località nelle quali sono stati rinvenuti i materiali esposti. In una sala è stata realizzata una videoteca interattiva con quattro monitor attivati manualmente che selezionano documentari di archeologia. In un’altra sala sono stati raccolti i reperti provenienti dallo scavo del villaggio di Scarceta, dell’età del Bronzo, ubicato nel territorio del nostro Comune.

Pietro Aldi (Manciano 1852-1888)


Compì i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Siena; di quel periodo è Il giuramento di Ghino di Tacco (1872), dipinto conservato nel palazzo comunale di Manciano. Nel 1874 vinse l’”Alunnato Biringucci” grazie al quale potè completare la sua formazione artistica con viaggi a Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Dopo l’Annunciazione (1875), per la Chiesa della SS. Annunziata, Le ultime ore della libertà senese (1882), due dipinti a olio per la cattedrale di Pitigliano, e molti altri dipinti, nel 1888 vinse la Medaglia d’oro all’Esposizione Vaticana con il Trionfo di Giuditta (1887). Sempre nel 1887 ricevette l’incarico di affrescare, insieme a Maccari e Cassioli, la Sala detta “del Risorgimento” nel Palazzo Comunale di Siena, dove realizzò due affreschi, Vittorio Emanuele che rifiuta le condizioni di Radetzky dopo Novara e L’incontro di Teano. La morte lo colse in giovane età mentre preparava il Nerone che contempla l’incendio di Roma per l’Esposizione Internazionale di Parigi.

 

Paride Pascucci (Manciano 1866-1954)
Dopo una vita tribolata ed aver interrotto i rapporti con la famiglia, il Pascucci si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Siena, dove viene ammesso nel 1882. Gli studi vengono però interrotti per l’arrivo della chiamata alle armi; di questo periodo sono i bozzetti che vanno sotto il nome di “Bozzetti di vita militare”, una produzione composta da numerosi e piccoli disegni dedicati alla vita e all’ambiente militare.

Tornato all’Accademia, concorre all’Alunnato Biringucci vincendo la borsa con un quadro di soggetto biblico “Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre”, ciò gli consente di tirare avanti per qualche anno e aprire un proprio studio a Roma. Scaduto l’Alunnato nel 1902, si presenta alla Esposizione di Belle Arti di Roma con due oli: “Il riposo del pastore” e “La mietitura”; in quest’ultima occasione viene notato dalla critica, ma soprattutto ha modo di conoscere altri giovani pittori. Dal 1909 al 1917 collabora con il Maccari alla decorazione del Santuario di Loreto e per l’esecuzione di alcuni affreschi nel Palazzo di Giustizia a Roma. In questi anni vede la luce uno dei quadri più rappresentativi dell’arte del Pascucci: “Gli Apostoli”.

 Di nuovo a Manciano, riempie album e tele con soggetti popolari, ritraendo paesaggi e personaggi tipici del paese. Presa coscienza dei gravi problemi che affliggono i contadini delle campagne mancianesi, la sua produzione ha ora per soggetto la povera gente e le misere condizioni in cui è costretta a vivere. Altre importanti opere da citare sono: “Eroi di Maremma”, “L’eroe che ritorna”, “Gesù morto: prima della processione”, e del 1929 “Il Venerdì Santo”, che otterrà il Premio Ussi.

 

Le frazioni del Comune di Manciano

Montemerano

Il paese occupa la sommità di una collina ricoperta di uliveti secolari, un ambiente naturale tipico della fascia collinare, ed è il borgo medievale fra i più caratteristici e meglio conservati della Maremma.

Il castello di Montemerano è citato per la prima volta in una pergamena dell’896, che lo assegna all’Abbazia di S. Salvadore; ricordato ancora, insieme ad altri castelli della zona, nel privilegio di Clemente III per la Chiesa di Sovana (1188). Nei primi anni dopo il mille è quasi certo il passaggio nel dominio degli Aldobrandeschi. Dopo il 1274 divenne possesso dei signori di Baschi, famiglia di origine orvietana, i quali nel 1298 si sottomisero ad Orvieto, contro cui si schierarono nel 1328 ritornando in possesso di Montemerano; ma l’autonomia durò poco e nel 1334 fu di nuovo sottoposto ad Orvieto.

Con la progressiva decadenza degli orvietani il castello fu ceduto, nel 1382, alla Repubblica di Siena. Nel 1559 la Comunità di Montemerano passa ai Medici, e nel 1783, con i Lorena, viene aggregato a Manciano. Il nucleo più antico del borgo è posto in posizione dominante all’interno della prima cinta muraria, e vi si accede per una doppia porta ad arco; castello è denominato l’edificio che domina l’omonima piazza, la torre quadrata che sovrasta l’abitato è stata costruita nel 1407 quando Siena finanziò la fortificazione della rocca.

Oltre la prima cerchia di mura ne furono costruite altre due, una nel 1407 con tre torri cilindriche e due porte, la terza anch’essa con due porte senza fortificazioni racchiudeva gli orti e le stalle. L’impianto originale della cittadella, organizzato in piazzette e stretti vicoli, è ben conservato.
Nella Piazzetta del Teatro, adiacente al campanile, si trovava l’antica Pieve di S. Lorenzo, ricordata sin dal 1188 e sconsacrata nel 1780, di cui rimane solo il portale in travertino.

 

Più in basso, addossata alla cinta muraria si trova la Chiesa di San Giorgio (sec.XIV-XV), di carattere romanico-gotico, costruita intorno al 1380 dai Conti Baschi e consacrata nel 1430. Il complesso che presenta una facciata romanico-gotica, è formato dalla chiesa vera e propria con transetto e cappella maggiore, e da due cappelle collocate lungo i fianchi della navata. San Giorgio rappresenta il nucleo artistico più importante del Comune di Manciano. L’interno è particolarmente ricco di opere d’arte del Rinascimento senese: i cicli di affreschi, fra le opere più importanti conservate al suo interno troviamo: un fonte battesimale datato 1756, un’acquasantiera datata 1585, un dossale in legno scolpito a rilievo e policromato attribuito a Lorenzo di Pietro detto “il Vecchietta” raffigurante l’Ascensione (1455-1485 circa), un dipinto ad affresco del XVI sec. raffigurante la Madonna con il bambino detta anche “Madonna della Rondine”, un ciborio risalente alla metà del XVI sec., in legno intagliato Villa Ciacci.

Poco distante troviamo la Chiesa di S. Maria Maddalena, rifacimento del 1933 di un’antica chiesa romanica, al cui interno sono conservate alcune opere d’arte, tra cui una tavola di Benvenuto di Giovanni raffigurante la Madonna con il Bambino tra S. Sebastiano e S. Maria Maddalena (fine sec. XV - inizio sec.XVI), che si presenta attualmente inserita entro una macchina lignea professionale ottocentesca.

Nel 1216 risulta appannaggio degli Aldobrandeschi, occupata dagli Orvietani intorno al 1313, passa ai Signori di Baschi nel 1328; i senesi la conquistano definitivamente nel 1410, e la riducono ad un ammasso di rovine nel 1419.

Al crollo della Repubblica di Siena si sottomise, nel 1559 a Cosimo I dei Medici; nel 1593 viene concessa, dal Granduca Ferdinando I, ai Marchesi Ximenes e nel 1738 per via ereditaria passa ai Panchiatici che ne restano signori fino al 1751. Nel 1787 viene assegnata alla Comunità di Manciano.

La cinta muraria eretta dai senesi (1454-1464) lungo il ciglio del pianoro su cui è posto l’abitato, è ancora oggi riconoscibile anche se frammentaria; in essa sono presenti inglobati dei tratti in opera poligonale riferibili al periodo romano.

Nelle mura romane si aprivano quattro porte, di cui la sola superstite è la Porta Romana, sotto cui transita una via basolata (forse l’antica Via Clodia), mostra i rifacimenti sia di epoca medievale che rinascimentale.

Al di sopra di Porta Romana, sul punto più elevato di Saturnia si trova la Rocca (Villa Ciacci): sui ruderi del “castellum acquarum” si ergeva il cassero medievale, poi rifatto dai senesi verso il 1419; la rocca risulta addossata alle mura ed è costituita da un recinto rettangolare chiuso da un’alta cortina di pietra con due torrioni cilindrici. All’interno del circuito murario, è stata eretta nel 1929 la Villa Ciacci.

Poco distante troviamo la Chiesa di S. Maria Maddalena, rifacimento del 1933 di un’antica chiesa romanica, al cui interno sono conservate alcune opere d’arte, tra cui una tavola di Benvenuto di Giovanni raffigurante la Madonna con il Bambino tra S. Sebastiano e S. Maria Maddalena (fine sec. XV - inizio sec.XVI), che si presenta attualmente inserita entro una macchina lignea professionale ottocentesca.

Presso Via Mazzini si trova il Bagno secco, grande recinto quadrato, probabilmente una conserva di acqua, scavata nel travertino, pertinente ad un bagno termale romano. Ancora di epoca romana sono da riferirsi altri reperti (cippi, basi di colonne, epigrafi) che si trovano in Piazza V. Veneto.

Intorno all’abitato e nella piana prossima al fiume Albegna, si estendono vaste necropoli, individuate in località Sede di Carlo, Pancotta, Pratogrande, Campo delle Caldane, Pian di Palma, e Puntone.

Poco distante dal paese si trova lo stabilimento delle Terme di Saturnia, ormai note a livello internazionale, nelle cui vasche sgorga acqua sulfurea a 37,5°C. Presso l’Ufficio Turistico è stata recentemente aperta una galleria che conserva opere del pittore Pietro Aldi. E’ inoltre in fase di istituzione un museo che, inserito nel Parco Tematico degli Etruschi, accoglierà la Collezione Ciacci e un centro informazioni.

Marsiliana

Provenendo dalla costa, percorrendo la SS n.74, troviamo Marsiliana, frazione che si estende su un vasto e fertile territorio pianeggiante, contornata da una lussureggiante macchia mediterranea.

Fu probabilmente la Caletra (Terra bella) degli Etruschi; la sua importanza è testimoniata dalla vasta necropoli paleoetrusca con ricco corredo del periodo orientalizzante (la notissima Fibula Corsini, il pettine d’avorio e la lavagnetta eburnea con inciso l’alfabeto etrusco).

 

Il toponimo Marsiliana è citato per la prima volta in una bolla di Alessandro IV, tra i terreni donati da Leone III e Carlo Magno all’Abbazia delle Tre Fontane; è poi ricordato nell’atto divisionale della Contea Aldobrandesca. Dopo la caduta di Siena appartenne allo Stato dei Presidi, e quindi a Cosimo I dei Medici che, verso la fine del XVIII sec., l’alienò a favore del principe Corsini.

La Marsiliana attuale si divide in due distinti organismi edilizi: il castello e i fabbricati rurali del XVIII sec., e il borgo di servizio del XX sec. Il castello, nominato fin dal 1161, dagli Aldobrandeschi è ceduto a Siena e da questa ai Baschi di Montemerano fino al 1384, quando venne distrutto.

Nel corso del XVI sec. divenne fattoria fortificata, ed alla fine del secolo scorso viene completamente ristrutturata assumendo l’attuale forma di castello.
A est di Marsiliana, sulla sommità di un poggio che sovrasta il torrente Elsa, si trovano i ruderi del castello di Stachilagi, facente parte dei possedimenti dell’Abbazia delle Tre Fontane, che fu degli Aldobrandeschi e del Comune di Orvieto, e venne distrutto dai senesi, ai quali fu ceduto nel 1409. Circondate da una fitta macchia si scorgono ampie tracce di mura perimetrali ed una grossa torre in mattoni.

Capanne

Ricordato per la prima volta intorno al 1480. Verso il 1570 viene eretta in parrocchiale la Chiesa della Visitazione di Maria che presenta un portale in pietra del 1570, al suo interno alcuni dipinti e una scultura lignea del Crocefisso legata ad antiche leggende e tradizioni.

 

Poggio Murella

Piccolo borgo formato da diversi caseggiati; in quello centrale sorge la Chiesa di S. Giuseppe. A ridosso di moderne costruzioni si trova un singolare monumento di età romana: una torre cilindrica in opus reticulatum.

Di grande interesse archeologico è il castellum acquarum, in località Le Murella, gigantesca cisterna a forma rettangolare lunga m.36,50 e larga m.18 sorretta da numerosi contrafforti; l’interno è suddiviso in dieci navate con volte a botte, e l’esterno rivestito in opus reticulatum a tasselli bicromi. Tale opera doveva essere collegata ad altri edifici più a valle fino alle sorgenti di acqua calda sulfurea dove, nell’area delle moderne Terme di Saturnia, esisteva fin da epoca romana un impianto termale.

 

San Martino sul Fiora

Denominato anticamente San Martino al Poggio Pelato, sorse come fattoria nel Cinquecento. Nel 1651 il villaggio venne eretto in Marchesato e concesso dal Granduca Ferdinando II dei Medici a Pier Francesco del Monte S. Maria. Con i Lorena tornò ad essere frazione di Sovana sino al 1783, allorché fu aggregato al Comune di Sorano. Nel 1929 entrò a far parte del Comune di Manciano assumendo la denominazione attuale.

 

Castelli e fortificazioni


Nell’ambito del territorio del comune di Manciano si trovano inoltre alcuni castelli e fortificazioni di cui si fornisce qualche nota:

Castellaccio del Pelagone (o di Scarceta)
Ricordato fin dal 1216, nel 1430 è già diruto e disabitato. I ruderi sono imponenti e di notevoli dimensioni. Posto in località impervia, e vicino all’abitato preistorico di Scarceta, l’impatto paesaggistico è dei più suggestivi.

Rocca di Montauto
Ricordato fin dal 1216, fu sede di un piccolo agglomerato urbano fino all’inizio del 1400, quando nel 1416, il borgo fu distrutto dai senesi risparmiandone solo il cassero. Il rudere mantiene ancora leggibile buona parte della sua articolazione originaria.

Nella costruzione rettangolare che costituisce il nucleo centrale della fortezza, rimangono ancora tracce di finestre ribassate al primo piano. E’ proprietà privata. La zona, in periodo venatorio, è sede di cacciate al cinghiale.

Castello di Stachilagi

Prima citazione del 1161; acquistato da Siena nel 1409. Nel 1430, del castrum era in piedi solo il cassero, che nel 1448 doveva essere ormai disarmato. Rimane buona parte della cinta muraria; all’interno moltissimi ruderi e resti di costruzioni crollate. E’ proprietà privata.

 

Castello di Marsiliana
Sorto forse nel luogo dell’acropoli della città etrusca Caletra, la prima citazione del castello è in un privilegio imperiale del 1161, di proprietà degli Aldobrandeschi prima e dei Baschi poi.

Venne completamente distrutto dai senesi nel 1382. Il complesso degli edifici è stato profondamente alterato dagli interventi di epoca moderna, per cui è molto arduo riconoscere le strutture originarie della fortezza medioevale. E’ proprietà privata.

Castello di Scerpena
La prima citazione è del 1161; nel 1394 viene distrutto dalle truppe senesi. Il rudere è stato ristrutturato in epoca recente ed è adibito a residenza privata.

Fattoria fortificata della Campigliola
Non si hanno notizie storiche e archivistiche su questo edificio fortificato, alterato dagli interventi moderni, che ne hanno fatto a partire dall’800 residenza privata. Del complesso fortificato rimane una torre rotonda che presenta al primo piano strettissime feritoie; di una seconda torre rimane la traccia delle fondazioni.

Castello di Montemerano e Chiesa di S. Giorgio
Il castello di Montemerano, borgo medioevale fra i più caratteristici e meglio conservati della Maremma, è nominato per la prima volta in un privilegio del 1188. Già dipendente dai signori dei Baschi, fu sottomesso a Orvieto, e nel 1382 fu ceduto alla Repubblica di Siena.

La cinta muraria medioevale, intervallata da torri (di cui tre ancora esistenti) e da due porte di accesso, circonda ancor’oggi l’abitato ed è largamente visibile.

Nella parte sommitale dell’abitato è posto il nucleo più antico, con la Piazza del Castello dominata dalla torre quadrata del cassero.

Addossata alla cinta muraria si trova la Chiesa di San Giorgio (sec.XIV-XV), di carattere romanico-gotico; l’interno è particolarmente ricco di opere d’arte del Rinascimento senese: i cicli di affreschi, la pala d’altare l’Assunta del Vecchietta, il polittico di Sano di Pietro raffigurante La Madonna col Bambino in trono tra Santi, la tavola conosciuta come la Madonna della Gattaiola, statua lignea del Vecchietta raffigurante San Pietro, un tabernacolo in legno intagliato del XVII sec.

E’ inoltre in progetto, nell’ambito dei Patti Territoriali, la costituzione, nei locali della ex scuola materna, di un Centro di documentazione sulla civiltà etrusca.

Insediamento preistorico di Manciano, Loc. Scarceta

L’insediamento dell’età del Bronzo di Scarceta è circoscritto, su un’estensione di 5-6 ha, ad un’area boschiva sulla destra idrografica del Fiora, in corrispondenza di un guado e lungo una direttrice viaria che collegava Vulci a Poggio Buco. L’abitato rappresenta, per durata, tipologia locazionale e insediativa, qualità delle evidenze archeologiche, varietà dei reperti, uno dei più interessanti siti dell’età del Bronzo dell’Italia peninsulare. Parte dei reperti rinvenuti nello scavo, si trovano esposti presso il Museo di Preistoria e Protostoria.

L’insediamento si trova su proprietà privata, comunque visitabile.

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Provincia: Grosseto
CAP: 58014
Prefisso tel.: 0564
Superficie comunale: 37.204 ha
Abitanti: 7152
Altitudine capoluogo: 444 s.l.m.
Frazioni: Marsiliana, Poderi di Montemerano, Montemerano, Saturnia, Poggio Capanne, Poggio Murella, San Martino sul Fiora.

Comuni limitrofi: Semproniano, Sorano, Pitigliano, Ischia di Castro (VT), Canino (VT), Montalto di Castro (VT), Capalbio, Orbetello, Magliano in Toscana, Scansano, Roccalbegna.
Distanze chilometriche: Roma km 160, Firenze km 200
Stazione FS: Orbetello km 40, Grosseto km 65
Aeroporti: Pisa, Firenze, Roma
Porti: Piombino, Livorno, Civitavecchia

Numeri utili
Municipio Piazza Magenta 0564 629222
Fax 0564 620496
Numero verde 800 445441
E-mail: [email protected]
http://www.comune.manciano.gr.it
Polizia Municipale Piazza Magenta 0564 629141

Museo di Preistoria e Protostoria Via Corsini 0564 629204
Orario: dal martedì al sabato: 9,00-15,30; domenica: 9,30-13,00

Biblioteca Comunale “A. Morvidi”
Via XX Settembre, 79 0564 629590
Fax 0564 620496
E-mail: [email protected]
Orario: dal lunedi al venerdi: 10,30-12,30 / 15,00-18,30
sabato: 10,30-12,30

Museo della Filarmonica “P. Mascagni” (aperto su richiesta) - Poggio Murella

Pro Loco Manciano – Uff. Turistico
Via Roma,2
0564 629218

Pro Loco Montemerano
Via Italia
0564 602571

Uff. Turistico
P.za V. Veneto – Saturnia
0564 601507

Nuovo Cinema Moderno
Via Marsala – Manciano

MANIFESTAZIONI E SAGRE

San Martino sul Fiora
Sagra dell’agnello (lunedì di Pasqua)

Montemerano
Festeggiamenti popolari di S. Giorgio (23-25 aprile)

Saturnia

Sagra del formaggio pecorino (2° fine settimana di maggio)

Poggio Murella

Sagra della lumaca riganella (3° fine settimana di maggio)

Marsiliana
Sagra della fragola e Mostra Ortofrutta (ultimo fine settimana di maggio)

Montemerano
Mostra del cavallo da sella (2° fine settimana di giugno)

Manciano
Estate mancianese, teatro e concerti (luglio-agosto)

San Martino sul Fiora
Festa della Madonna (4^ domenica di agosto)

Poderi di Montemerano
Festeggiamenti popolari (1° fine settimana di settembre)

Manciano
Festa popolare del SS. Crocefisso e Mostra-mercato di antiquariato, artigianato e collezionismo
(2° fine settimana di settembre)

BIBLIOGRAFIA
A. Cavoli, Paride Pascucci, Pisa 1978
A. Cavoli, Profilo di una città etrusca: Saturnia, Pistoia 1980
A. Cavoli, Quando l’inferno era in Maremma, Firenze 1979
A. Cavoli, Uomini, cose e paesi della Maremma, San Marino 1965
G. Ciacci, Gli Aldobrandeschi nella Storia e nella Divina Commedia, 1935 (rist. 1980)
I. Corridori, Montemerano, Osio Sotto (BG) 1981
F. Detti, La Valle d’Albegna. Formazione ed evoluzione dei paesaggi storici, Pitigliano 1998
P. Maccari, M. Noccioli, Atlante storico delle città italiane. Manciano, Montemerano, Saturnia, Marsiliana, Roma 1995
G. Marziali (a cura di), Pietro Aldi pittore di storia, Milano 1988
L. Niccolai, Manciano nella storia e nella leggenda, Siena 1965
L. Niccolai, Manciano. Itinerario storico-artistico, Pitigliano 1998